MAIDO – Dinner at Mitamura’s

Words by Ludovica Gagliardi | Translated by Bianca Pirrelli


[ENG]: I decided to spend my cheat day of the week at Maido’s, a Japanese restaurant inspired by Ai Shite Knight.
[ITA]: Il cheat day di questa settimana ho deciso di spenderlo da Maido, ristorante giapponese ispirato a Kiss Me Licia.

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ENGLISH

One thing is for certain: before coming to Milan I could not say I had real Asian food before. Upon arriving here in 2006, I understood that those sad greasy lumps that people called spring rolls, in that take away Chinese restaurant next to my school in Udine, would be a long-gone memory for me.
The seed of the doubt had already been planted many years prior, when I used to spend half of my life watching Anime, where the food made my mouth water. Even more with my growing passion for South Korea. Lost in Friuli, though – and having a lazy butt as well, I have to admit – the most adventurous I have been with Asian food discovery was with instant ramen.
The contribution to this epiphany of mine was also brought about thanks to my fellow students from China, who showed me that their cuisine was more than just fried ice cream and chicken with mushrooms and bamboo.

I decided to spend my cheat day of the week at Maido’s, a Japanese restaurant inspired by Ai Shite Knight, where I tried the famous Shigemaro Mitamura’s Okonomyaki (spoiler: I did not see him working at the grill Ed.).
This savory pancake – often called “Osaka pizza” due to its popularity in the region Kansai – is made of eggs, shredded cabbage, dressings and various fillings.

Maido is small but cozy, the tables are set like a real Japanese restaurant – at least for what I have seen from the Manga I have read, I have never been to Japan – and as soon as I stepped in, the song “She Is” by Jonghyun started, which made me smile. As if K-pop wanted to welcome me and make me feel at home.

Tofu Salad

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The menu offered various choices of Otsunami, which are starters; I just wanted to try the fattest Okonomyaki available, so I was struggling between a tuna salad called Moyashi and the tofu salad. The girl behind the counter came to my rescue, recommending the tofu salad since it had “that sesame dressing that she liked so much”; it was actually the bomb, although I doubt that in Japan, they make salads with lettuce, radish and Piccadilly cherry tomatoes.

Okonomyaki

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While I was stuffing my face with this salad, the girl came to bring my order: I get this round omelet, almost an inch high, with these flakes moving on it. Unsettled, I pick up my phone and find out that those little things are called “bonito flakes” and they are dehydrated fish scales that were moving because of the heat coming from the Okonomyaki. Once I got that out of the way, I could finally taste my dish, and I say taste because I don’t want to admit that I ate it up in about 7 minutes. For those of you scared by the dehydrated fish, it doesn’t taste like fish; and for those of you scared by the cabbage, don’t worry, it doesn’t taste like that either.

Dressings were a contributing factor – Japanese mayonnaise and something else I haven’t been able to identify yet. Also, I went for bacon filling, so it reminded me more of a burger, rather than a pizza or an omelet.

Is this place worth going to? The answer is definitely YES! Especially because you will be able to identify the flavor better than me, and explain to me what it reminds you of. My definition of a burger does not do this delicious dish justice!

I think my Sunday meal could not have gone better, for only 14 € (water included).

LOCATION: 7/10, ideal to go alone without been stared at, although those tall stools without seatbacks give the idea of premature scoliosis.

SERVICE: 7/10 you order, sit down, and you get the food… they cannot go wrong.

FOOD: 7.5/10 because it is really good but not completely true – let’s not forget the salad with lettuce.

PRICE: 9/10 it is honest.

FUN: 10/10


ITALIANO

Una cosa è certa: prima di venire a Milano non potevo dire di aver provato davvero il cibo asiatico. Appena arrivata nel 2016, ho capito che quei tristi bitorzoli unti che mi spacciavano come involtini primavera nel cinese take-away vicino alla mia scuola a Udine, erano una storia che non avrebbe più fatto parte della mia vita.
Il seme del dubbio era già stato piantato molti anni prima quando passavo metà della mia vita a vedere Anime in cui mangiavano cose che mi facevano venire l’acquolina in bocca e con la nascita della mia passione per la Corea del Sud. Sperduta in Friuli però (e con il culo un po’ pesante lo ammetto), il massimo dell’avventura e della scoperta alimentare asiatica per cui mi ero mobilitata, era il ramen istantaneo.
Il contributo a questa epifania è avvenuto anche grazie ai miei compagni di studi provenienti dalla Cina che mi hanno dimostrato che la loro cucina andava al di là del gelato fritto e del pollo funghi e bambù.

Il cheat day di questa settimana ho deciso di spenderlo da Maido, ristorante giapponese ispirato a Kiss Me Licia, provando i famosi Okonomyaki di Mitamura (spoiler: non l’ho visto lavorare alle piastre n.d.r).
Questa omelette, frequentemente chiamata la “pizza di Osaka”, vista la sua popolarità nella regione del Kansai, è costituita da uova, verza, salse e vari riempimenti.

Maido è piccolo ma accogliente, le sedute sono organizzate come in un reale ristorantino giapponese (o almeno questo è quello che ho visto nei numerosi manga che ho letto, io non ci sono mai stata in Giappone) e una cosa che mi ha fatto sorridere è stata che, appena varcata la soglia del locale, è partita la canzone ‘She Is’ di Jonghyun, come se il Kpop mi volesse far sentire a casa.

Il menù presentava diverse scelte tra gli Otsunami, ovvero gli antipasti, ma io certa solo nel voler provare l’Okonomyaki più grasso che c’era, ero stata messa in difficoltà tra un’insalata di tonno chiamata Moyashi e l’insalata di tofu. In mio soccorso la ragazza dietro il bancone mi ha consigliato di provare l’insalata di tofu perché c’era “la salsa di sesamo che le piaceva tanto” ed effettivamente era una bomba, nonostante io dubiti che in Giappone facciano l’insalata con il lattughino, i ravanelli e i pomodorini Picadilly.

Intanto che mi ingolfavo con questa insalatina è arrivata la ragazza a portarmi il mio ordine. Mi arriva davanti una frittata rotonda, alta due centimetri e mezzo, con sopra queste scaglie che si muovevano. Turbata, prendo in mano il cellulare e scopro che quelle cosine si chiamano “bonito flakes” e sono delle scaglie di pesce disidratato che venivano mosse dal calore emanato dall’Okonomyaki.
Appurato questo, ho finalmente potuto assaporare il mio piatto, e dico assaporare perché non voglio ammettere il fatto di averlo inalato in circa 7 minuti. Per tutti quelli spaventati dal pesce disidratato, no non sa di pesce e per quelli spaventati dalla verza, non preoccupatevi, non sa nemmeno di quello.

Complici le salse – maionese giapponese e qualcos’altro che tuttora non sono riuscita a identificare – e il fatto che la mia scelta era ricaduta sul riempimento al bacon, quello che mi ha ricordato non è stato tanto una pizza o una omelette, ma un hamburger.

Vale la pena andare a provarlo? La risposta è: decisamente sì, soprattutto perché così riuscirete a identificare il sapore meglio di me e spiegarmi cosa vi ricorda, perché il mio “assomiglia a un hamburger” non rende davvero giustizia a questo piatto davvero SUPER.

Per 14 euro che ho pagato (acqua compresa) penso che il mio pranzo domenicale non potesse andare meglio.

LOCATION: 7/10 ideale per mangiare da soli senza essere guardati male, gli sgabelli alti senza poggia schiena mi sanno di scogliosi prematura.

SERVIZIO: 7/10 ordini, ti siedi e ti portano il cibo…non possono sbagliare.

CIBO: 7.5/10 perché buonissimo ma non completamente true (non dimentichiamo l’insalata lattughino)

COSTO: 9/10 ci sta tutto.

FUN: 10/10

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